Altri lavori di restauro

Scheda di sintesi Fontanile di Blavy

fontanile di blavy prima fontanile di blavy dopo

Nome oggetto

Fontanile di Blavy

Breve descrizione

Al centro dell'abitato di Blavy, in un modesto allargamento della strada che lo attraversa, si trova il fontanile, composto da due vasche degradanti e comunicanti, che sfruttano il naturale dislivello del terreno per l'adduzione, lo scorrimento ed il deflusso dell'acqua. Le vasche sono costituite da lastre sottili di calcare grigio (bardiglio), il cui piano di taglio è parallelo agli strati di giacitura. Le lastre poggiano su di un sottile strato di stabilizzazione costituito da ciottolame legato con malta.
L'alimentazione d'acqua, a monte, scaturisce da una conduttura integrala ad un “pilastrino” in lamiera sagomata.
Nella vasca superiore sono presenti tre tiranti metallici (uno nel senso della lunghezza, due nel senso della larghezza) messi in opera per evitare che le lastre si allarghino sotto l'effetto della pressione idraulica.
La vasca inferiore ha due tiranti di ritenuta nel senso della larghezza, a valle.

Collocazione

La frazione di Blavy appartiene al territorio comunale di Nus (AO) e si trova ad una quota altimetrica di 1056 metri, sulla sinistra orografica del torrente Saint-Barthelemy, affluente della Dora Baltea, su un versante rivolto a sud-ovest.

Cenno storico

Storicamente, in Valle d'Aosta, tutte le fontane dei villaggi erano di proprietà pubblica e ciascuno aveva il diritto di farvi approvvigionamenti d'acqua, di fare abbeverare il bestiame e di prelevera l'acqua per irrigare l'orto. Quando le fontane erano costituite da due o più vasche (camere) la prima era esclusivamente destinata al bestiame e non doveva essere contaminata in nessun modo, nè sporcata. Le fontane costituivano luogo privilegiato di incontro della popolazione all'interno del villaggio e talvolta, poichè le donne vi facevano il bucato, venivano anche dotate di copertura.

Le vasche in pietra più antiche della Valle d'Aosta sono datate 1598 (Bard) e 1599 (Verrés) ; la maggiorparte delle fontane in pietra ancora esistenti hanno date comprese tra il 1753 ed il 1920. A partire dagli anni venti del xx secolo si iniziano a costriuire le prime strade nei villaggi e si installano le prime fontane in cemento, talvolta eliminando quelle originali e sacrificando le antiche lastre in pietra o reimpiegandole in altri manufatti edilizi quali scale o soglie.

Le condotte per l'adduzione dell'acqua erano originariamente realizzate in legno, interrate su un letto di sabbia e ricoperte in modo che non gelassero e non scoppiassero, ma richiedevano molta manutenzione e frequenti sostituzioni e vennero così impiegate condotte in grès, piombo, ferro, plastica ed in fine in cemento.

La fontana di Blavy, prima dell'attuale intervento di restauro, era dotata di di un'alimentazione in tubi di ferro e di un pilastrino in lamiera sagomata.

Condizioni

Le lastre di bardiglio costituenti le pareti ed il fondo delle vasche del fontanile di Blavy si presentavano, prima dell'intervento di restauro, in precario stato di conservazione. Le linee di stratificazione che normalmente attraversano la pietra e lungo le quali vengono « tagliate » a spacco le lastre stesse sono un naturale e consueto punto di debolezza del materiale : tali linee di giacitura, se non opportunamente protette, offrono un facile punto di ingresso alle particelle di acqua che, con il susseguirsi dei cicli di gelo e disgelo, causano il disgregarsi sempre più profondo delle molecole interne, fino alla rottura ed alla perdita di porzioni anche ampie di materiale.

In numerosi punti, infatti, si è dovuta constatare la mancanza di ampie superfici e scaglie di bardiglio, con una notevole riduzione della sezione resistente delle lastre, nonchè la presenza di numerose stuccature eseguite nel tempo in malta cementizia o cemento pronto.

La parete est della vasca inferiore presenta anche una lesione passante verticale che attraversa completamente la lastra in bardiglio, già oggetto di un intervento di consolidamento eseguito con un elemento di cucitura in ferro e stuccature con materiali impermeabili diversi non idonei e cromaticamente in contrasto con l'elemento originale.

L'interno delle vasche era completamente interessato da depositi superficiali incoerenti e depositi di tipo calcareo, mentre all'esterno, oltre alla presenza di una diffusa ma non omogenea patina, nelle zone di deflusso dell'acqua (dovute alla mancata aderenza tra le lastre) vi erano ampie superfici interessate da incrostazioni, patine biologiche e formazioni di muschi e licheni ; nella fascia bassa corrispondente alla porzione in precedenza interrata permaneva un deposito terroso incoerente.

I tiranti metallici strutturali di legatura delle lastre presentavano importanti fenomeni di corrosione da ruggine, sia nella porzioni interne alle vasche che in quelle esterne che compromettevano la stabilità del manufatto.

Nell'insieme  si può affermare che le condizioni generali del fontanile, oggetto di semplici operazioni di manutenzione ordinaria affidate alla buona volontà degli utenti e della popolazione del villaggio, risultavano ormai precerie sia dal punto di vista statico, a causa di numerosi punti dicriticità quali fessurazioni, distacchi ecorrosioni degli elementi metallici, sia dal punto di vista funzionale nonchè estetico. L'intervento di consolidamento, restauro e manutenzione straordinaria,  illustrato in questo sito, risultava quindi urgente, così come la sistemazione dell'intera area cisrcostante e della pavimentazione della piazzetta.


Fruibilità

Il Fontanile si trova al centro dell'abitato di Blavy, che è una frazione di Nus, comune appartenente alla Regione Autonoma Valle d'Aosta.

 

 

Scheda di sintesi Chiesa parrocchiale di Cogne

Chiesa parrocchiale di Cogne prima Chiesa parrocchiale di Cogne dopo

Nome oggetto

Chiesa Parrocchiale di Cogne

Breve descrizione

La parrocchia di Cogne è dedicata a Sant’Orso, sacerdote valdostano vissuto tra il VII e l‘VIII secolo, celebre per i suoi poteri taumaturgici. La leggenda afferma che sarebbe stato proprio il Santo a bonificare il territorio di Cogne, originariamente inospitale. In realtà un ruolo importante in questo senso potrebbe essere stato ricoperto dai canonici della collegiata aostana di Sant’Orso, alle cui dipendenze la parrocchia figura già nel 1184.

I canonici di Sant’Orso detennero la titolarità della parrocchia fino al 1820, anno in cui ogni diritto passò al vescovo.

Nel 1642 la Chiesa fu consacrata da monsignor Vercellin. Nello stesso periodo l’edificio assunse l‘aspetto attuale in seguito a lavori di ampliamento; l‘interno, ad una sola navata e a pianta rettangolare con presbiterio a cupola ottagonale, conserva ancora preziosi altari settecenteschi in legno scolpito e dorato, a colonne tortili. Il campanile fu costruito nel 1840, dopo che il vecchio, già restaurato nel 1828, dovette essere abbattuto per problemi di altezza e di stabilità.

Collocazione

La chiesa si trova nel borgo storico di Cogne, rinomata località turistica della Valle d'Aosta.

Cenno storico

Una leggenda attribuisce alla volontà divina la scelta del luogo sul quale venne edificata la Chiesa di Cogne. Prima che fosse costruita la chiesa, gli abitanti, per assistere alla messa domenicale, dovevano percorrere un lungo cammino per arrivare alla cappella del Crêt.
In inverno il sentiero era ancora più disagevole a causa del ghiaccio, così gli abitanti, stanchi della situazione, decisero di costruire una Chiesa a Cogne. Il luogo scelto per tale costruzione era Lisardey, frazione che si trovava sulla riva destra del torrente. Successe un fatto strano quando sul posto vennero portate delle reliquie: queste scomparvero e furono ritrovate sulla riva opposta del torrente. Nonostante molti tentativi di riportarle al luogo prefissato esse tornavano sempre al di là del fiume. Gli abitanti di Cogne, comprendendo di aver assistito ad una manifestazione della volontà divina, ubicarono la Chiesa nel luogo scelto dal Signore.

Condizioni

1) facciata e protiro: nella facciata era stato rilevato un generale stato di conservazione mediocre dovuto anche ad interventi di inizio secolo praticati con tecniche inadeguate. Gli intonaci apparivano in più punti sollevati e disgregati, mentre le pitture murali presenti sulla facciata e nel sotto volta nel protiro apparivano danneggiate e sbiadite. Il protiro presentava tracce di interventi a base di cemento pronto sulle colonnine che aveva aggravato lo stato di erosione del materiale lapideo. Inoltre la vistosa infiltrazione di umidità sull'angolo sud-ovest segnalava un'errata pendenza del lastricato ai piedi della facciata;
2) muri perimetrali: alla base dei muri perimetrali erano visibili ampie zone in cui l'originario intonaco era stato sostituito, in epoca recente, da intonaco di cemento e sabbia (finitura sbrinciata) che in più punti appariva ammalorato e disgregato, conferendo all’insieme dell’edificio un impatto estetico piuttosto pesante;
3) campanile: nel periodo invernale si verificavano cadute di neve accumulata sulla copertura del campanile a causa della superficie liscia della lamiera e la mancanza di ganci paraneve;
4) portone d'ingresso principale: l'anta centrale del portone presentava un vistoso fuori piombo a causa del cedimento delle cerniere metalliche.

Fruibilità

La chiesa si trova nel borgo storico di Cogne, rinomata località turistica della Valle d'Aosta.

 

 

Scheda di sintesi Chiesa parrocchiale di San Nicola a Champorcher

Chiesa parrocchiale di Champorcher prima Chiesa parrocchiale di Champorcher dopo

Nome oggetto

Chiesa Parrocchiale di San Nicola a Champorcher

Breve descrizione

Citata per la prima volta nella bolla di papa Alessandro III del 20 a­prile 1176, in cui sono elencate le chiese dipendenti dal vescovo di Aosta, la parrocchia di San Nicola di Champorcher compare in seguito in un documento del 1269 tra quelle dipendenti dall'arcidiaco­no. La parrocchia comprese, fino al 1625, anche il territorio di Pontboset, da quella data costituito in parrocchia autonoma.

Collocazione

La chiesa si trova a Champorcher, in Valle d'Aosta.

Cenno storico

La chiesa è dedicata a san Nicola, vescovo di Mira (Turchia) nel IV seco­lo, le cui reliquie vennero traslate a Bari il 9 maggio del 1087. E' stata costruita, come la vediamo oggi, negli anni tra 111728 e il 1732 dal capomastro valsesiano Jean Fer, con la collaborazione con­creta degli abitanti, che fornirono materiali e manodopera.

La chiesa originaria pare coincidesse, almeno nella parte del presbite­rio, con la cappella del castel­lo dei signori di Bard.

Nel 1532 la chiesa fu rico­struita una prima volta, come è attestato da una minuscola pergamena conservata in un reliquiario contenente le reli­quie di San Nicola e San Giorgio.

Nel 1741 fu realizzato l'altar maggiore, ad opera di un al­tro artista della Valsesia, Giovan Battista Gilardi. In sti­le tardo barocco, comprende la statue di san Nicola al cen­tro, san Grato (vescovo di Aosta nel v secolo e patrono principale della diocesi) e san Giocondo (suo successore), sovrastate da quella della Madonna, a sua volta collocata sotto il fastigio con la statua del Padre Eterno.

Dei quattro altari laterali, tutti in legno intagliato, dipinto e parzialmente dorato, il più antico è quello di Sant'Antonio, forse della stessa bottega dell'artista che realizzò l'altar maggiore. Gli altri tre altari (del Sacro Cuore, della Madonna e di San Giuseppe) sono stati rifatti contemporaneamente all'apertura delle due navate laterali, tra il 1864 e il 1868, da un artigia­no di Brusson, Claude-Maurice Freydoz, utilizzando forse, in parte, anche statue di fattura precedente.

Da segnalare è l'arco trionfale all'ingresso del presbiterio, con crocefisso e statue della Madonna e san Giovanni, probabilmente del XVIII secolo. Nel 1895, le pareti interne sono state affrescate dai pittori Artari di Verrès.

Condizioni

Sul lato destro della facciata gli intonaci si presentavano diffusamente distaccati, vi erano ampie lacune che evidenziavano l'arriccio, l'intonaco fine bianco risultava molto dilavato ed eroso soprattutto su questo lato più esposto; sempre da questa parte il distacco presente tra il corpo centrale e la navata laterale appariva più marcato che sul lato sinistro, in relazione a movimenti subiti dalle strutture. Il lato sinistro appariva in migliore stato, anche se l'intonaco bianco fine si conservava con maggiore estensione, erano presenti macchie nere diffuse su tutte le superfici, molto probabilmente di origine biologica.
Nelle parti riparate al di sotto del portico l’intonaco bianco fine si presentava abbastanza ben conservato con zone più o meno estese di tinteggiatura, il capitello in malta sul lato destro era notevolmente più degradato rispetto al sinistro, inoltre sempre a destra era presente una fessura che segue lo stipite in pietra del portale, proseguendo verso l'alto fin sotto la struttura a crociera del protiro; La superficie d'intonacatura esterna del protiro era molto degradata dal dilavamento con fessurazione e distacchi diffusi, come gli elementi in pietra, che presentavano patine biologiche, microfessurazioni e decoesione superficiale. Le lastre in pietra della pavimentazione apparivano molto usurate e i giunti in cemento emergono rispetto all'usura e al degrado delle lastre stesse.
Il fianco laterale meridionale presentava diverse zone lacunose per effetto dei punti di scorrimento preferenziale delle acque piovane e alcuni ripristini cementizi.

 

 

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